Rinchiuso
in questa triste stanza
nessuno sbuffo di vento
solo lenzuola macchiate
e uno specchio sempre spento

Rinchiuso
in questa triste stanza
nessuno sbuffo di vento
solo lenzuola macchiate
e uno specchio sempre spento
Ci vuole autocontrollo per non finire sepolti,
dentro sabbie di un deserto sconosciuto,
come statue marmoree, dimenticate dal tempo.
Ci vuole autostima per non cedere al fondo baratro,
ove la risalita risulta un utopica visione
di fronte occhi stanchi di speranza.
Cresciuti e abbandonati in una terra deserta,
viviamo nascosti come anime nella notte,
rinchiusi in prigioni di cristallo
tra echi distorti e visioni dissolte
dal fugace trepidio del silenzio.
Con mani congiunte ripieghiamo il nostro dolore,
sopra altari di polvere,
invecchiando come mosche tessute
su fili invisibili di una ragnatela.
Feci un sogno dove un uomo trascinava le sue reti a riva,
stanco e corrotto da un sorriso malinconico,
sotto un cielo sterile allo sguardo,
abbandonato in un tromonto rosso screziato.
Aveva mani ruvide e pelle corrosa dal sale di un mare di cartapesta.
Per tutta la vita sognò di fare il marinaio.
Navigare attraverso le onde dei sui pensieri,
ed approdare su un isola e lì aspettare il suo giorno venire.
Ci vuole autocontrollo per non finire schiacciati
e imputriditi come pesce avariato dentro oceani malsani
ove orde di demoni senza faccia creano loro dimora.
Ci vuole un attimo di riflessione per rendersi conto
che siamo tutt'ora vivi e le figure morenti rimangono
soltando un ricordo arenato su rive spoglie di silenzi.