12/08/2007
Barbara stava sdraiata sul freddo pavimento,
fissando inerme il pallido soffitto.
I muri sembravano stringerla in una morsa infernale
quando il suo pensiero per un attimo si fermò ai bordi della finestra.
I vetri ancora appannati lasciavano intravedere una luce fioca
ricamata su vecchie tende color cielo.
Un mazzo di rose appassite ornava un vaso posato su un tavolino di legno chiaro ove
accanto posava come uno scheletro di guerra un vecchio pianoforte a coda.
Era autunno e il tempo aveva rubato il posto all'estate.
Gli alberi sulla strada iniziavano a perdere foglie ingiallite, simbolo che presto sarebbe arrivato il freddo.
Gli inverni da queste parti sono molto rigidi e Barbara amava riscaldarsi dinnanzi al focolare, contemplandolo in compagnia del suo gatto e un buon bicchiere di vino rosso.
L'orologio sulla parete, scandiva i secondi e poi le ore, mentre sdraiata osservava il vuoto che la circondava da anni.
Il respiro gelido evaporava nell'aria, costruendone aloni di nebbia che presto avrebbero smesso di sbuffare come i camini smettono di fumare all'inizio della primavera.
I piedi da bambina erano immobili, scalzi e le punte girate verso l'alto.
Un leggero vestito di lino bianco le copriva il corpo ancora acerbo, mentre sdraita sussurrava le sue ultime parole prima che il vento spazzasse via le sue lunghe ciocche di capelli neri dalla fronte.
Era autunno e una colomba passo accanto alla finestra a portare un ultimo saluto prima di perdersi tra fiocchi di nuvole in un volo perpetuo.