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Le immagini contenute sono prese dal web. Per qualsiasi problema fatemi sapere e verranno tolte. Grazie.

Categoria: pillole
18/11/2007

Lo specchio infranto

Stava dinnanzi il letto persa nei suoi pensieri 
ed un soffio di vento lambiva le sue gambe scoperte.
Il soffice velo nero che la copriva, trasparente alla vista,
ondeggiava a suon di melodia barocca,
mentre i battiti del tempo scandivano i minuti sopra un muro seppia.
Osservava il suo volto vitreo, nello specchio della vita,
consumando i respiri dentro boccate di tabacco.
Una vecchia sedia  a dondolo,
comprata ad un mercatino dell'usato,
copriva un angolo della stanza, ferma, immobile
e vecchie tende ingiallite ondeggiavano come vele all'insaputa del cielo.
Un piccolo vaso di fiori ornava un tavolo scolorito
abbracciato da due sgabelli di paglia.
Era notte.Faceva freddo ed il tempo si fermò per un istante
domandandosi se il giorno avrebbe di nuovo fatto il suo corso.
Se sarebbe giunta di nuovo un'alba e poi un tramonto.
Tutto questo la piccola Lise non lo sapeva.
Ferma immobile, dinnanzi la sua ombra, in attesa...
Scritto da engel alle ore 01:29
commenti (21)
Categoria: pillole
12/08/2007

Barbara stava sdraiata sul freddo pavimento,
fissando inerme il pallido soffitto.
I muri sembravano stringerla in una morsa infernale
quando il suo pensiero per un attimo si fermò ai bordi della finestra.
I vetri ancora appannati lasciavano intravedere una luce fioca
ricamata su vecchie tende color cielo.
Un mazzo di rose appassite ornava un vaso posato su un tavolino di legno chiaro ove
accanto posava come uno scheletro di guerra un vecchio pianoforte a coda.
Era autunno e il tempo aveva rubato il posto all'estate.
Gli alberi sulla strada iniziavano a perdere foglie ingiallite, simbolo che presto sarebbe arrivato il freddo.
Gli inverni da queste parti sono molto rigidi e Barbara amava riscaldarsi dinnanzi al focolare, contemplandolo in compagnia del suo gatto e un buon bicchiere di vino rosso.
L'orologio sulla parete, scandiva i secondi e poi le ore, mentre sdraiata osservava il vuoto che la circondava da anni.
Il respiro gelido evaporava nell'aria, costruendone aloni di nebbia che presto avrebbero smesso di sbuffare come i camini smettono di fumare all'inizio della primavera.
I piedi da bambina erano immobili, scalzi e le punte girate verso l'alto.
Un leggero vestito di lino bianco le copriva il corpo ancora acerbo, mentre sdraita sussurrava le sue ultime parole prima che il vento spazzasse via le sue lunghe ciocche di capelli neri dalla fronte.
Era autunno e una colomba passo accanto alla finestra a portare un ultimo saluto prima di perdersi tra fiocchi di nuvole in un volo perpetuo.
Scritto da engel alle ore 00:51
commenti (6)
Categoria: pillole
29/07/2007

"Entri la corte
si alzino in piedi i giurati
Il verdetto è stato espresso"

Nell'aula olezzava una aria fetida di mocassini senza prezzo.
Il giudice sedette in attesa che entrasse l'imputato.
Sedie di legno marcio riempivano la stanza dei giudizi e dalle pareti si echeggiava
il ruvido suono delle sentenze trascorse.
Guardie gessate come statue marmoree stavano dinnanzi la porta centrale
quasi come facessero parte anch'esse dell'arredamento.
Due piante striminzite risucchiavano il sudore dei partecipanti morendo tra boccate di tabacco.
Voci disconnesse tagliavano il tempo freddo, come l'inverno taglia i volti dei passanti prima di entrare nelle farmacie a soccorrere i loro malanni.
Era estate e il caldo moriva tra le goccie di sudore degli inbavagliati e i condizionatori non funzionavano ormai da parecchi mesi.
L'uomo delle bibite distribuiva acqua francese passando tra i banchi in una danza monotona.
L'imputato in attessa di giudizio fece ingresso dalla porta principale e percorse la stanza a brevi passi, sino a giungere al posto a lui predestinato.
Si dia inizia al verdetto.
Colpevole o innocente?
Vostro onore mi dichiaro colpevole, disse con voce calma l'imputato.
Colpevole di vivere in un mondo di sciocchi.
Ripetè per tre volte la sua condanna dopo di che prese parola l'accusa:
Dunque signore, lei dice di appartenere ad un mondo di sciocchi, ma cosè la schioccezza da lei descritta?
L'imputato sorrise con labbra serrate:
Semplicemente normalità, pura e limpida come acqua di sorgente.
Voi credete che la follia sia l'anticamera della pazzia, bene allora chiedo io a Voi cosa sia la pazzia?
L'accusa imbizzarrita consultò il giudice per un richiamo verbale che venne accolto.
L'accusa chiede di riformulare la domanda:
Mi descriva con sue parole la schioccezza.
L'imputato sorrise di nuovo e sbatte gli occhi:
Vedete cara giuria, quanti di Voi sanno di essere vivi e quanti sanno di essere morti?
Forse chi sa di essere morto non riesce a vederlo perchè ha occhi bendati da bende scure che esso stesso ha scelto di indossare per rendersi cieco.
Vedete spettabili persone il sole è luce e la notte è buio, ma per voi non cambia se vi sia luce o buio perchè non conoscete realmente il giorno e la notte, il passare del tempo, delle ore, dei battiti del cuore.
Non conoscete oltre un palmo dal vostro naso.
Questa la chiamo sciochezza.
Il mondo nè piena, come zizzagna che cresce in campi ormai aridi pronti a morire.
Potremmo chiamarla anche stoltezza ma sarebbe un giudizio ed io non sono un giudice.
Voi siete qui seduti a puntare il dito mentre fuori da questa stanza un uomo sta morendo,
un bimbo sta piangendo, una donna sta urlando, e voi siete qua con i vostri bei vestitini,
silenziosamente a dar sfogo alle vostre paure.
Ecco cosè la sciocchezza, vivere in un mondo sciocco, fatto di schemi, di paure alle quali ci nutriamo giornalmente contagiando il nostro vicino, il nostro amico, i nostri figli inconsapevoli di aver dinnazi un nulla a cui aggrapparsi.
Voi ridete, ballate e gioite e credete che la vita sia perfettamente perfetta, mentre ai bordi della strada un uomo vi chiede un boccone, ma a voi interessa solo tornare a casa da una stupida giornata di lavoro e infilarvi le pantofole aspettando il mattino seguente per ripetere le stesse azioni.
Se pensate che io sia colpevole di essere diverso perchè non ballo nè gioisco, allora puntatemi il dito contro e giudicatemi pure,
ma io del male non mi nutro, del silenzio mi sazio, del giorno mi faccio forestiero e della notte mi faccio un rifugio.

Era un giorno d'estate quando il verdetto fu scritto sulla mia fronte:

C-O-L-P-E-V-O-L-E

Non vi fù attimo in cui non pensai alle rose sbocciate nei giardini di agosto,
del sole che squamava la mia pelle, dell'aria fresca delle serate al chiaro di luna,
dei suoni variopinti che riempivano le mie ore di allegria, mentre legato da ferri ai polsi mi recavo nella stanza delle decisioni.
Una sedia con lacci elettrici mi aspettava per redimere le mie pietà.
L'unica cosa che riuscii a fare prima che mi friggessero i pensieri fù di sorridere per un ultima volta.

Scritto da engel alle ore 00:27
commenti (5)
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